Dove finisce la rappresentazione e dove inizia la vita. Attori. Sopravvissuti. Pazzi, forse. Gente che rinuncia a tutto e tutti perché la vita fuori la scena è troppo “noiosa” ma alla fine si ritrovano inadeguati a vivere oltre la scena. Si inventano vite, ricordi “di scena” che si confondono con i ricordi reali. La finzione scenica, la volontà dei personaggi interpretati è l’unica volontà che resta e quando non sono in scena, restano “fra un buio e l’altro”, in attesa di un copione che li renda vivi ed immortali. Ma ad un certo punto, anche il copione non basta più ed allora il crollo è inevitabile.  Una delirante ammissione di colpa. La colpa di non saper vivere oltre la scena. L’unica speranza è in un miracolo. Il MIRACOLO, è una boutade. ILMIRACOLO, nasce quasi come uno sfogo. Lo sfogo di un attore di teatro, uno che sin da giovane ha sognato, inseguito e perseguito questa “cosa”, questo ideale romantico in quanto, sostanzialmente, fine a se stesso, del “fare teatro”, di essere un teatrante, di fare di questa passione, questa necessità, il proprio mestiere. Vivere in teatro, per il teatro, vivere di teatro (camparci è una parola grossa) almeno riuscirci a pagare le bollette ogni tanto, poco di più. Nonostante questo, il Teatro è una fede. Ci si crede incondizionatamente, ci si convince che porterà ad una illuminazione, che arriverà il treno giusto, che ci si consacrerà (magari morendo sulle tavole interpretando Amleto) anima e finalmente anche corpo a questa Entità Superiore, questa super divinità che non si vede ma ci si convince di sentire e che si riduce in fine all’occupazione di un posto fisico fatto di legno e cemento e corde distante anni luce da coloro a cui si vuol dare a credere che questa bottiglietta di acqua colorata che sto cercando di venderti, curerà ogni male. Due attori, occupano lo stesso spazio, forse controvoglia. Una scena vuota o quasi. Si parte “in buio”. L’attore si presenta come un sopravvissuto. Uno che ad un certo punto non sa più dov’è, non sa più chi è. Un Pagliaccio, uno che “deve” andare in scena per divertire altri, per rimediarci qualche soldo. la sua Nemesi, lo osserva, cerca anche lei il suo spazio in scena o meglio in controscena. Un attore ha bisogno di un copione, un testo da rappresentare. Ma il testo non c’è più o meglio, c’è ma qualcuno ci ha scarabocchiato sopra e non è più leggibile.  Continua ad andare avanti e indietro, fra buio e luce alla ricerca di una verità, alla ricerca di un pubblico. Ma questa verità non si trova e allora bisogna inventarsela e magari camuffarla (nel senso più losco del termine) ma ormai di “vero” c’è rimasto ben poco. Forse in buio c’è rimasto qualcosa, ma bisogna andare in buio. Mostrarsi sempre all’altezza, sempre sicuro, aver sempre qualcosa da dire. 
Nicola EBOLI autore e attore teatrale. Studia il metodo Stanislavskij Strasberg con l’insegnante e attrice Beatrice Bracco a Roma. Successivamente si trasferisce in Umbria dove frequenta l’Università di Perugia, compiendo studi filologici e antropologici.                                                                                         Rientrato in Puglia nel 1997, è tra i fondatori del Teatrino del Popolo di Bari.  Lavora come attore per la compagnia “Squilibri” (teatrodanza). A Roma fonda la compagnia Eboli-Diglio. Sempre in terre pugliesi nel 2008 e fino al 2013 fonda a Bari la  Compagnia di Teatro-Danza Resextensa organizzando spettacoli in Italia, Svizzera e U.S.A. Dal 2014 svolge attività di formazione e training per attori basati sul “metodo” Stanislavskij Strasberg.
Silvia MASTRANGELO coreografa e attrice. Approfondisce la sua formazione ed elabora un suo personale metodo d’insegnamento e creazione coreografica fondendo i precetti di diversi maestri del teatro, del teatro danza e della danza contemporanea. Nel 2005 fonda il centro artistico educativo Techné dove, oltre alla normale attività di coreografa e insegnante di danza classica, moderna e contemporanea ha sviluppato e approfondito l’attività teatrale. Nel 2014 fonda e dirige la compagnia giovanile professionale Imago-i danzattori. Collabora in qualità di attrice e coreografa con molte realtà teatrali, spaziando dalla prosa, al teatro di ricerca, al teatro ragazzi, alla danza contemporanea.
Dove finisce la rappresentazione e dove inizia la vita. Attori. Sopravvissuti. Pazzi, forse. Gente che rinuncia a tutto e tutti perché la vita fuori la scena è troppo “noiosa” ma alla fine si ritrovano inadeguati a vivere oltre la scena. Si inventano vite, ricordi “di scena” che si confondono con i ricordi reali. La finzione scenica, la volontà dei personaggi interpretati è l’unica volontà che resta e quando non sono in scena, restano “fra un buio e l’altro”, in attesa di un copione che li renda vivi ed immortali. Ma ad un certo punto, anche il copione non basta più ed allora il crollo è inevitabile.  Una delirante ammissione di colpa. La colpa di non saper vivere oltre la scena. L’unica speranza è in un miracolo. Il MIRACOLO, è una boutade. ILMIRACOLO, nasce quasi come uno sfogo. Lo sfogo di un attore di teatro, uno che sin da giovane ha sognato, inseguito e perseguito questa “cosa”, questo ideale romantico in quanto, sostanzialmente, fine a se stesso, del “fare teatro”, di essere un teatrante, di fare di questa passione, questa necessità, il proprio mestiere. Vivere in teatro, per il teatro, vivere di teatro (camparci è una parola grossa) almeno riuscirci a pagare le bollette ogni tanto, poco di più. Nonostante questo, il Teatro è una fede. Ci si crede incondizionatamente, ci si convince che porterà ad una illuminazione, che arriverà il treno giusto, che ci si consacrerà (magari morendo sulle tavole interpretando Amleto) anima e finalmente anche corpo a questa Entità Superiore, questa super divinità che non si vede ma ci si convince di sentire e che si riduce in fine all’occupazione di un posto fisico fatto di legno e cemento e corde distante anni luce da coloro a cui si vuol dare a credere che questa bottiglietta di acqua colorata che sto cercando di venderti, curerà ogni male. Due attori, occupano lo stesso spazio, forse controvoglia. Una scena vuota o quasi. Si parte “in buio”. L’attore si presenta come un sopravvissuto. Uno che ad un certo punto non sa più dov’è, non sa più chi è. Un Pagliaccio, uno che “deve” andare in scena per divertire altri, per rimediarci qualche soldo. la sua Nemesi, lo osserva, cerca anche lei il suo spazio in scena o meglio in controscena. Un attore ha bisogno di un copione, un testo da rappresentare. Ma il testo non c’è più o meglio, c’è ma qualcuno ci ha scarabocchiato sopra e non è più leggibile.  Continua ad andare avanti e indietro, fra buio e luce alla ricerca di una verità, alla ricerca di un pubblico. Ma questa verità non si trova e allora bisogna inventarsela e magari camuffarla (nel senso più losco del termine) ma ormai di “vero” c’è rimasto ben poco. Forse in buio c’è rimasto qualcosa, ma bisogna andare in buio. Mostrarsi sempre all’altezza, sempre sicuro, aver sempre qualcosa da dire. 
Nicola EBOLI autore e attore teatrale. Studia il metodo Stanislavskij Strasberg con l’insegnante e attrice Beatrice Bracco a Roma. Successivamente si trasferisce in Umbria dove frequenta l’Università di Perugia, compiendo studi filologici e antropologici.                                                                                         Rientrato in Puglia nel 1997, è tra i fondatori del Teatrino del Popolo di Bari.  Lavora come attore per la compagnia “Squilibri” (teatrodanza). A Roma fonda la compagnia Eboli-Diglio. Sempre in terre pugliesi nel 2008 e fino al 2013 fonda a Bari la  Compagnia di Teatro-Danza Resextensa organizzando spettacoli in Italia, Svizzera e U.S.A. Dal 2014 svolge attività di formazione e training per attori basati sul “metodo” Stanislavskij Strasberg.
Silvia MASTRANGELO coreografa e attrice. Approfondisce la sua formazione ed elabora un suo personale metodo d’insegnamento e creazione coreografica fondendo i precetti di diversi maestri del teatro, del teatro danza e della danza contemporanea. Nel 2005 fonda il centro artistico educativo Techné dove, oltre alla normale attività di coreografa e insegnante di danza classica, moderna e contemporanea ha sviluppato e approfondito l’attività teatrale. Nel 2014 fonda e dirige la compagnia giovanile professionale Imago-i danzattori. Collabora in qualità di attrice e coreografa con molte realtà teatrali, spaziando dalla prosa, al teatro di ricerca, al teatro ragazzi, alla danza contemporanea.